La memoria non si mette al bando
Solidarietà dell’Archivio storico dei movimenti "via Avesella" e del Centro di documentazione dei movimenti "Francesco Lorusso - Carlo Giuliani" ad Autistici/Inventati
Come compagne e compagni di archivi dei movimenti di Bologna esprimiamo la nostra solidarietà ad Autistici/Inventati di fronte alla decisione dell’amministrazione statunitense di colpire il collettivo attraverso la sua inclusione nella lista degli Specially Designated Global Terrorists e le conseguenti sanzioni.
Lo facciamo a partire dal luogo politico che abitiamo e dalla pratica che portiamo avanti: quella della memoria.
Perché ciò che sta accadendo ad A/I non riguarda soltanto dei server, dei servizi informatici o un’infrastruttura digitale. Riguarda una storia collettiva. E riguarda la possibilità che quella storia continui a essere raccontata, trasmessa, attraversata e trasformata in pratica presente.
Gli archivi dei movimenti e le reti autonome hanno molto in comune.
Entrambi esistono perché qualcuno, a un certo punto, ha deciso che non potevamo affidare ad altri la conservazione delle nostre parole, delle nostre immagini, delle nostre relazioni. Che non potevamo lasciare esclusivamente alle istituzioni, al mercato, ai grandi mezzi di informazione — e oggi alle grandi piattaforme — il potere di decidere cosa conservare, cosa rendere accessibile e cosa condannare all'oblio.
Un archivio autogestito custodisce volantini, manifesti, giornali, fotografie, documenti, voci. Un server autogestito custodisce comunicazioni, siti, mailing list, archivi digitali, relazioni.
Sono materiali differenti, ma nasce dalla stessa esigenza politica la scelta di prendersene cura direttamente: non delegare la nostra memoria. Non delegare la nostra comunicazione.
Chi ha attraversato la storia dei movimenti sa quanto siano fragili le tracce lasciate dalle lotte. Intere esperienze politiche possono scomparire quando chiude una sede, quando viene sgomberato uno spazio, quando una redazione interrompe le pubblicazioni, quando un archivio viene disperso, quando un dominio sparisce, quando un server viene sequestrato.
Ma sappiamo anche il contrario.
Sappiamo che quelle tracce possono essere raccolte.
Che una scatola di volantini salvata da una cantina può ricostruire una lotta dimenticata. Che una collezione di giornali può restituire parole che sembravano scomparse. Che una registrazione può farci ascoltare nuovamente una voce. Che un archivio può ricomporre relazioni cancellate dalla storia ufficiale.
E sappiamo che anche le infrastrutture digitali fanno ormai parte di questa storia materiale della memoria dei movimenti.
Autistici/Inventati appartiene a questa storia.
Nasce dall'incontro di esperienze della scena hacker e dei movimenti italiani e dalla necessità concreta di costruire strumenti autonomi di comunicazione. Nel corso degli anni ha permesso a collettivi, associazioni, gruppi informali, spazi sociali e singole persone di comunicare senza consegnare interamente le proprie relazioni alle infrastrutture commerciali.
Caselle di posta, mailing list, siti, hosting, strumenti per la privacy e la comunicazione sicura: dietro ciò che potrebbe apparire come un semplice elenco di servizi c'è stata una scelta politica precisa.
Costruire insieme gli strumenti necessari per parlare con la propria voce.
Molte delle storie che oggi conserviamo negli archivi sono passate anche attraverso quelle infrastrutture.
Prima ancora dei social network, quando una mailing list poteva essere uno dei luoghi nei quali una mobilitazione prendeva forma; quando siti indipendenti e reti di controinformazione rompevano il monopolio della narrazione dei grandi media; quando l'accesso alla rete non era ancora così profondamente identificato con poche piattaforme private, migliaia di persone hanno costruito una cultura politica e tecnologica fondata sull'autogestione, sulla condivisione dei saperi, sulla privacy e sulla cooperazione.
Quella storia non appartiene alla preistoria di Internet.
È parte della storia dei movimenti. È parte della nostra memoria collettiva.
Per questo colpire oggi Autistici/Inventati significa anche tentare di spezzare una continuità.
La repressione non agisce infatti soltanto contro le persone e le organizzazioni del presente. Da sempre prova anche a interrompere la trasmissione delle esperienze: isolare una lotta da quelle che l'hanno preceduta, cancellarne le parole, disperderne i documenti, rendere ogni nuova generazione politicamente più sola.
È una delle ragioni per cui esistono gli archivi dei movimenti.
Conservare non significa celebrare nostalgicamente ciò che è stato.
Significa impedire che ogni conflitto debba cominciare da zero.
Significa mettere a disposizione del presente le domande, gli errori, le invenzioni, le sconfitte e le possibilità aperte da chi è venuto prima.
La memoria, quando rimane viva, non è un deposito.
È uno strumento del conflitto.
Lo stesso vale per le infrastrutture autonome.
Una rete indipendente non è importante soltanto perché offre un servizio alternativo. È importante perché conserva e rende praticabile un sapere: la possibilità di organizzare diversamente la tecnologia, di sottrarla alla sorveglianza e alla mercificazione, di amministrarla collettivamente, di considerare privacy, anonimato e crittografia non concessioni ma condizioni della libertà.
A/I ha contribuito per più di vent'anni a custodire e trasmettere questo sapere.
Ed è proprio questa continuità che rende particolarmente grave quanto sta accadendo.
Quando un'infrastruttura utilizzata dai movimenti viene assimilata alle soggettività che la attraversano, si introduce un principio estremamente pericoloso: rendere chi costruisce gli strumenti della comunicazione responsabile delle idee, delle parole e dei conflitti che attraverso quegli strumenti possono circolare.
Seguendo questa logica, non si colpisce soltanto una singola organizzazione.
Si può colpire ciò che permette alle organizzazioni di esistere.
Non soltanto una voce, ma il luogo attraverso cui molte voci parlano.
Non soltanto un documento, ma l'archivio che lo conserva.
Non soltanto una lotta, ma la rete di relazioni che permette alle lotte di riconoscersi, incontrarsi e ricordarsi reciprocamente.
È una logica che conosciamo.
La storia dei movimenti è attraversata da sequestri di giornali e tipografie, chiusure di radio, perquisizioni di sedi, sgomberi di spazi sociali, sequestri di materiali e tentativi di interrompere le reti della controinformazione. Cambiano gli strumenti. La questione politica rimane.
Chi può parlare? Chi può conservare? Chi può comunicare? Chi può costruire autonomamente gli strumenti attraverso cui farlo?
Per questo non possiamo separare ciò che sta accadendo ad Autistici/Inventati dalla più generale compressione degli spazi del conflitto sociale e dal tentativo, sempre più evidente, di trasformare l'antifascismo da patrimonio storico e pratica politica in problema di ordine pubblico.
Per noi questa parola — antifascismo — porta con sé una memoria precisa. Non è un'etichetta astratta.
È fatta di persone, luoghi, lotte, repressioni, solidarietà. È scritta nei documenti che conserviamo, nei manifesti affissi sui muri, nei giornali ciclostilati, nelle fotografie delle piazze, nelle carte dei processi, nelle voci di chi ha attraversato decenni di conflitto sociale.
Sappiamo quindi che criminalizzare una parola significa anche tentare di riscriverne la storia.
E sappiamo che la memoria non è mai neutrale.
Ogni archivio nasce da una scelta: qualcuno ha deciso che quelle vite, quelle lotte e quelle parole meritavano di non essere cancellate.
Anche costruire un'infrastruttura autonoma significa fare una scelta analoga.
Decidere che alcune relazioni devono poter esistere senza chiedere il permesso a una corporation.
Che alcune parole devono poter circolare senza essere trasformate in dati da vendere.
Che alcune comunità devono poter costruire gli strumenti necessari alla propria esistenza.
Per questo sentiamo la vicenda di Autistici/Inventati vicina alla pratica quotidiana di un archivio dei movimenti.
Archiviare è costruire infrastrutture della memoria. Costruire server autonomi è costruire infrastrutture della comunicazione.
In entrambi i casi si tratta di impedire che altri abbiano il monopolio sulle nostre tracce.
Viviamo un tempo nel quale una parte enorme della memoria politica contemporanea viene affidata a piattaforme private: fotografie, comunicati, discussioni, video, campagne, relazioni. Materiali che possono scomparire per la chiusura di un account, per una modifica delle condizioni di servizio, per una decisione aziendale o per un provvedimento politico.
È anche per questo che l'esperienza di A/I riguarda chi lavora sulla memoria.
Ci ricorda che non esiste memoria autonoma senza infrastrutture autonome.
Ci ricorda che conservare le lotte significa anche interrogarsi sui luoghi materiali nei quali oggi quelle lotte lasciano le proprie tracce.
Ci ricorda soprattutto che la memoria collettiva non è fatta soltanto di ciò che conserviamo del passato, ma delle condizioni che costruiamo perché il presente possa lasciare tracce per chi verrà dopo di noi.
Difendere Autistici/Inventati significa allora difendere una possibilità.
La possibilità che i movimenti continuino a costruire i propri strumenti.
La possibilità che le loro comunicazioni non siano interamente consegnate al mercato e alla sorveglianza.
La possibilità che le loro storie non vengano cancellate insieme alle infrastrutture che le hanno ospitate.
La possibilità di trasmettere saperi, pratiche e relazioni da una generazione politica all'altra.
Abbiamo imparato dalla storia che la repressione cerca di isolare.
La memoria fa il contrario: ricollega.
Ricollega una lotta a quelle che l'hanno preceduta.
Un luogo agli altri luoghi.
Una generazione alle altre.
Una sconfitta alle possibilità che ha lasciato aperte.
Una rete alle persone che continuano a tenerla viva.
Per questo oggi, dall'Archivio di via Avesella e dal Centro doc. Lorusso-Giuliani, mandiamo ad Autistici/Inventati la nostra solidarietà complice.
Non perché pensiamo che tutto debba essere conservato identico a sé stesso. Ma perché sappiamo che ciò che non viene trasmesso può essere cancellato, e ciò che viene cancellato diventa più difficile da immaginare nuovamente.
La memoria dei movimenti non si mette al bando.Le infrastrutture dell'autonomia non si criminalizzano.La solidarietà non si sequestra.
Se cercano di spezzare i nodi, continueremo a ricostruire le connessioni.
Perché un archivio non è soltanto ciò che conserva.
Una rete non è soltanto i server che la fanno funzionare.
Sono le relazioni che attraversano entrambi.
E finché quelle relazioni continuano a riconoscersi, a ricordare e a moltiplicarsi, nessuna storia è definitivamente cancellata.
Solidarietà e complicità ad Autistici/Inventati.