Keep the Internet free
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║        European Counter Network              ║
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European Counter Network

Il “restauro”


Bologna, 13 giugno 2026

27 aprile 2022, quattro anni fa. La storia di ‘sto archivio online, o, almeno, di come entra in mio possesso, ha una data esatta. Due giorni prima, il 25 aprile, non ci eravamo beccati con Void né al corteo, né alla festa in Pratello, qui a Bologna. Void è un "vecchio" acaro, impegnato in progetti di hacktivismo e di conservazione digitale di quanto prodotto dai movimenti sociali tra gli anni '80 e '90. Gli scrivo il pomeriggio del 27 per chiedergli che fine avesse fatto e se qualcuno conservasse i contenuti delle BBS degli anni Ottanta e Novanta. Mi risponde dopo due minuti: “Ho l’archivio della BBS Ecn, un attimo che te lo mando” – subito dopo un link per trasferirmi i file zippati.

Pesano 88,2 MB; decompressi arrivano a 118,4. Dentro ci sono 88 cartelle tematiche che, complessivamente, contengono 8433 file. “I file sono tutti file di testo, spesso senza estensione – mi dice Void – Li devi aprire con un blocco note”. Sembra semplice.

Un museo dell’informatica


La realtà, però, era molto più complessa di come mi era stata prospettata. Le cartelle, a loro volta, contenevano altre cartelle zippate nelle quali, non di rado, erano annidati altri file .zip; i file, poi, non erano solo di testo e non si aprivano con un semplice blocco note o, se ciò succedeva, spesso erano illeggibili: una sequenza di caratteri strani, indecifrabili; in altri casi, quelli più semplici, in cui era possibile intuire il contenuto, solo gli accenti non erano riportati, sostituiti da punti interrogativi rinchiusi in un rombo o da altri segni grafici. Quella cartella zippata che mi aveva inviato Void, “FILESECN”, era un vero e proprio museo dell’informatica: dentro c’erano file con codifiche obsolete, formati di cui ormai si era persa la memoria, .doc scritti con versioni di Word quando girava ancora in Dos, programmini in Dos, immagini…

Per aprirli ho dovuto studiare e imparare, non di rado sono stati necessari degli emulatori, soprattutto per far girare i programmini in Dos e i file scritti con Wordstar, estensione .ws.

La scoperta


Man mano che andavo avanti, che sfogliavo file e cartelle, mi rendevo conto dell’importanza che aveva il materiale che mi era capitato tra le mani. Racchiudeva sette anni di storia dei movimenti sociali italiani, dal 1989, anno a cui risalgono i primi documenti conservati nell'archivio, al 1996, quando, convergendo con Decoder-Cyberpunk, la BBS migrò su internet e diede vita a “Isole nella Rete”.

Su consiglio di Void e di altr* smanetton*, imparai a usare ripgrep, un software open source a riga di comando che permette la ricerca testuale su grandi insiemi di file e mette a disposizione alcuni strumenti che possono essere utilizzati per la linguistica computazionale.

Cominciai così a individuare le parole più utilizzate in quel corpus documentale; a vedere da quale città provenivano i documenti inviati o di quale città parlavano; a fare ricerche mirate su alcuni argomenti. I risultati che ottenevo li pubblicavo sui social, in particolare su Facebook e Mastodon.

È facendo queste ricerche, mentre cercavo di approfondire come, all’interno del network, si parlava di Ecn, che mi imbattei in un file inviato nell’aprile del 1993 dal collettivo che gestiva il nodo milanese della rete e che trovava ospitalità nel Leoncavallo: ECN30419.TXT.

Erano degli appunti preparatori per la riunione nazionale dei gestori dei nodi della BBS che si sarebbe tenuta alla fine di quel mese. Si parlava di questioni tecniche, dei problemi che si sarebbero dovuti affrontare passando dal semplice scambio di file alle “conferenze”, cioè alla possibilità di potersi scambiare messaggi tra utenti e avere discussioni in tempo reale; si accennava alla difficoltà di avere nodi al Sud, in particolare da Napoli in giù; ci si chiedeva come conservare i file postati fino a quel momento. Fu questo passaggio che mi colpì. I milanesi di Ecn scrivevano:

“Infine questo mutamento porta con se' anche la necessita' di decidere del destino delle aree files.
Quelle in cui sta scritta la storia, giorno per giorno, di due anni di lotte, di dibattito, di agire politico e sociale. E' dalla chiusura del quotidiano Lotta Continua ( pur con tutti i suoi limiti ) che non esiste una cronaca del movimento antagonista.
Questa mole di informazioni stratificate e' destinata, se gia' non e', a diventare di scarsa fruibilita' e/o utilita'. Che si scelga di tenere questi archivi in alcuni nodi piuttosto che in altri (o in tutti), il semplice "deposito" non basta, si puo' pensare (avendone le forze, e comunque col tempo) alla creazione di una vera e propria base dati di movimento.”

Quella base dati non fu mai creata e, di quell’archivio che conteneva la storia del movimento antagonista italiano tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, era rimasto solo qualche backup, prima su floppy, poi su hard disk polverosi conservati in qualche cantina. Proprio come quella che avevo tra le mani io. Tranne che per le mie ricerche, era diventata di “scarsa fruibilità e/o utilità”. Non permetteva di ricostruire quegli anni dell’antagonismo italiano a chiunque volesse farlo, né di avvicinarsi alle tematiche dei movimenti sociali a ragazz* curios*. Pensai che sarebbe stato bello rendere nuovamente disponibile quel fondo digitale in rete.

Un approccio goffo


I primi tentativi furono alquanto goffi: provai a restaurare manualmente i file, uno per uno. Erano tanti però. In molti, poi, come accennavo, il contenuto era illeggibile e non avevo idea di come aprirli per decifrarli. Era un’impresa impossibile, lo capii in breve tempo.

Non avevo le conoscenze tecniche per fare un lavoro del genere, chiesi aiuto. Tutt* declinarono, chi perché non aveva tempo, chi perché mi diceva: “impara” (maledetti acari!).

Il tempo passava e quei file erano lì, scarsamente fruibili e utili. Spesso, una volta imparato a usare, quando era necessario, gli emulatori per aprirli, li utilizzavo per rendere pubblici, attraverso i social, documenti che mi sembravano interessanti o, come nel caso dello sgombero del Leoncavallo nell’agosto del ‘25, erano utili per ricostruire la storia di quello spazio.

Facevo un lavoro che non mi lasciava il tempo di scrivere un articolo decente sfruttando quel fondo digitale, né mi lasciava lo spazio per apprendere le conoscenze informatiche necessarie per restaurarlo e renderlo disponibile online. Da un hard disk polveroso, quell’archivio digitale era passato in un altro: il mio. Ci pensavo spesso però. Così, nel momento in cui ho cambiato lavoro, avendo più tempo a disposizione, mi sono iscritto a un corso di informatica: ho appreso i rudimenti di Python e Java, ho imparato a costruire un sito web statico. Più che fare gli esercizi che mi proponevano, slegati totalmente dalle digital humanities che volevo apprendere, mi esercitavo nel restauro dell’archivio Ecn.

Il recupero

Cominciai col realizzare, con l’aiuto di ChatGPT, uno script che decomprimesse tutti i file zippati e quelli annidati al loro interno, mantenendo la stessa struttura di cartelle e sottocartelle dell’archivio originale. Dopo questo processo, i file contenuti nell’archivio digitale erano 13692.

Poi, sempre con l’aiuto dell’Ia, creai uno script in Python in grado di riconoscere la codifica dei file contenuti nel fondo e di trasformarli in UTF-8, l’attuale sistema di codifica. Questo passaggio fu più complesso perché diversi file contenevano opere in ASCII ART, realizzate con quei caratteri che apparivano in altri rendendoli illeggibili, quindi, per restaurarne una parte, se ne rovinava un’altra. Ho dovuto faticare non poco per adeguare lo script e permettergli di distinguere l’ASCII ART, dove i segni dovevano restare com’erano, dai file che dovevano essere restaurati, interpretando quei segni.

Finite le operazioni di restauro, costruii il sito per rendere l’archivio consultabile. Quello che state navigando in questo momento.

Volevo che fosse possibile effettuare una ricerca per parole ma anche poter sfogliare le cartelle come se fossero i faldoni di un archivio cartaceo tradizionale. La seconda cosa fu più semplice, creando la struttura ad albero che vedete nella pagina di consultazione. Creare un motore di ricerca interno, invece, fu più complesso: all’inizio pensai di creare un file json, contenente tutti i testi, all’interno del quale il motore potesse cercare. Era estremamente pesante, però, 116,2 MB. Void mi fece notare che l’utente ci avrebbe messo parecchio tempo a scaricarlo sul suo browser, non era una soluzione praticabile. Mi consigliò di usare Pagefind, un software open source che crea un indice di ricerca per siti web statici e consente di consultarlo direttamente nel browser.

A questo proposito è nato l’ultimo problema: Pagefind indicizza pagine web, non file. Ho dovuto trasferire il contenuto testuale dei file in una pagina web. Per farlo ho realizzato un template e uno script in Python che permettessero di portare a termine il processo. Il risultato è quello che avete sotto gli occhi.

La consultazione


Come dicevo, è possibile interrogare l’archivio digitale con una ricerca per parole chiave o, se si è alla scoperta dell’inaspettato o in cerca di nuove idee, sfogliare le cartelle come se fossero i faldoni di un archivio cartaceo, all'interno dei quali i file sono organizzati cronologicamente. Si può anche scegliere la modalità che permette di leggere i file nell'ordine cronologico in cui sono stati postati, a prescindere dalla sezione della BBS (che pure viene indicata) all'interno della quale lo furono, o, inoltre, visualizzare i file nella struttura originale dell'archivio che ho ricevuto, con l'unica differenza che, in questo caso, i file che lì erano compressi sono stati esplosi. È possibile, infine, selezionare i file per estensione.

All'interno delle cartelle, nella modalità archivio e in queslla che riproduce la struttura originale, se i file sono stati postati in qualche sottosezione, questa viene indicata ed è necessario aprire la cartella corrispondente per visualizzarli.

Una volta individuato il file che si vuole leggere, si aprirà una finestra sulla stessa pagina che mostra il testo e da dove è possibile scaricare il file originale (se volete divertirvi a restaurarlo da soli), quello restaurato, o aprire la pagina dove il testo è stato pubblicato.

Nella home di questo sito troverete alcuni programmi in Dos contenuti nell’archivio, restaurati e resi disponibili grazie all’emulatore di archive.org. Sono quelli che mi sono sembrati più interessanti. Altri li potete trovare cercando i file .exe e, se volete, provare a recuperarli a vostra volta.

I file di testo sono tutti perfettamente leggibili. In alcuni ho lasciato un po’ di sporco perché, tra caratteri indecifrabili, scavando nel file, emergevano righe di senso compiuto che probabilmente erano state cancellate dall’autore e che nel file originale non comparivano. Nessuna scoperta sorprendente, ho pensato di lasciarle perché potrebbero stimolare la vena narrativa di qualcun*, o incuriosire altr*.

In testa al contenuto di ciascun file sono riportate la data e la codifica del file originale. Le date sono estratte dai metadati, sono da ritenersi indicative. Generalmente sono abbastanza fedeli ma, in alcuni casi, non corrispondono al momento reale in cui è stato redatto il testo. Alcuni metadati riportano la creazione del file al 1979, altri al 1980. Molti hanno metadati che fanno risalire la creazione del file a prima del 1989, cosa impossibile, perché Ecn nasce in quell'anno. In molti casi è possibile risalire alla data di redazione del documento perché questa è riportata dagli estensori; in altri, invece, solo ricostruendo la storia dell'evento o del fenomeno di cui si parla sarà possibile collocare quel testo nel tempo.

Da dove nasce questo problema? All'epoca i calendari dei computer non erano collegati alla rete, quindi sepre aggiornati e puntuali, come gli odierni: bastava che qualcun* avesse il suo sballato per falsare la datazione dei metadati. Alcuni software di compressione dell'epoca, poi, cancellavano i metadati del file da comprimere. Anche questo potrebbe essere all'origine delle datazioni non fedeli riscontrate.

Nello specifico, su di un totale di 13874 documenti ve ne sono 290 con una datazione anacronisctica: 50 datati 1979, 164 datati 1980, 1 datato 1984, 1 datato 1986, 46 datati 1987 e 28 datati 1988. Chi farà ricerca in questo archivio, di ciò dovrà tener conto, fermo restando che, nella maggior parte dei casi, la data ricavata dai metadati è abbastanza fedele.

Infine le immagini: sono tutte perfettamente visualizzabili, sono contenute soprattutto nelle cartelle “FOTO” e “DESIGN”, ma altre potreste trovarle sparse in altre cartelle. Per renderle consultabili ho dovuto farne una copia in .png perché alcuni formati non vengono letti dai browser odierni.

Il lavoro proseguirà e sarà aggiornato, è un esperimento continuo di archeologia della rete, di archiviazione del digitale e di fruibilità delle fonti online.

Come citare l'archivio

I documenti pubblicati in questo sito possono essere citati indicando: titolo del documento, cartella di provenienza, Archivio ECN, URL e data di consultazione.

Note conclusive

Quasi tutte le immagini contenute in questo sito, tranne tre, quella della sezione "Breve storia di Ecn", quella che apre "I programmini di Ecn" e quella che illustra "Cos'è questo archivio", sono state realizzate da Gianluca Lerici, in arte Prof. Bad Trip, uno degli artisti più significativi degli anni Novanta e dei primi anni Zero. Mi sono state gentilmente concesse dall'Archivio del '900 del Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, che custodisce le opere dell'artista. Un ringraziamento particolare va a chi mi ha concesso di usarle gratuitamente, a chi lavora al Mart e a Duccio Dogheria.

Mi sembra tutto. Buona consultazione!!!

Dedicato a Serri, compagno e oste, andato via troppo presto.